Centro ascolto Roma Cinecittà14 minuti

Da maggio 2023, esattamente a 50 anni, dopo aver completato un corso triennale per Consulente della Coppia e della Famiglia ed essere diventato Socio aggregato dell’Associazione Italiana dei Consulenti Coniugali e Familiari (AICCeF), nell’ambito del previsto tirocinio, offro gratuitamente consulenze a coppie, ma anche a persone singole, nel Centro ascolto dello Sportello Caritas Roma presso la Parrocchia di San Policarpo, in zona Cinecittà, proprio all’ingresso del Parco degli Acquedotti. Parlo della chiesa visibile in fondo a Viale Giulio Agricola (Metro A), collocata sulla destra rispetto a Viale Appio Claudio che, sempre a partire da via Tuscolana, attraversa l’intero parco da Via Lemonia fino a via Appia Nuova. Sempre in zona Giulio Agricola, ma uscendo dalla fermata Metro A dall’altro lato della Tuscolana e imboccando viale Marco Fulvio Nobiliore, si arriva in piazza San Giovanni Bosco, con la celebre basilica di Don Bosco.

Dalla comunicazione “istituzionale” a quella personale

A dire la verità… sono già trent’anni che il mio ambito di lavoro è quello della comunicazione, essendo un copywriter. La differenza sostanziale è che mentre un consulente di comunicazione ascolta con profonda attenzione i propri clienti (in genere aziende, enti pubblici o altre attività commerciali, di servizi o consulenza a vario titolo) allo scopo di creare per loro una strategia di comunicazione che risulti efficace per vendere meglio dei prodotti, servizi o per sensibilizzare comunque il pubblico su una specifica tematica, un Consulente Familiare non svolge il proprio ruolo dando risposte o dicendo alla persona “cosa fare”, bensì l’aiuta a leggere in modo più chiaro il vissuto nel “qui e ora”, così da poter favorire una maggiore presa di coscienza del proprio sé e quindi un’interazione e relazione più efficace anche con gli altri.

Centro ascolto Roma Cinecittà info rapide: cosa troverai qui di seguito

Chi siamo

Il “Centro d’Ascolto San Policarpo”, in zona Roma Cinecittà, è nato a partire da una piccola équipe guidata dalla psicologa e psicoterapeuta Maria Franca Iorio, a cui per ultimo si è aggiunto il sottoscritto, Raffaele Magrone, Consulente Familiare (A1415).

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    Orario di apertura

    Il Centro d’Ascolto di San Policarpo a Roma Cinecittà è aperto il giovedì dalle 16 alle 19.

    Servizi offerti

    Oltre alla consulenza psicologica vera e propria, il Centro d’Ascolto offre anche un servizio gratuito di Consulenza Familiare per la Coppia e la Famiglia.

    Che cos’è la Consulenza familiare

    La consulenza familiare si attua favorendo una relazione d’aiuto socio-educativa che tende a fare della persona, della coppia e della famiglia i protagonisti del superamento di un’eventuale difficoltà. In altre parole il Consulente Familiare non è l’esperto che “dall’alto” trasmette il proprio sapere, bensì attraverso un ascolto attento, rispettoso e non giudicante, diventa uno strumento di aiuto in quanto aiuta a mettere in luce tutto ciò che è già presente nella persona (la vera e unica “esperta” della propria vita e di tutto ciò che la attraversa!), ma che la stessa non riesce al momento a inquadrare al meglio.

    Questo percorso di aiuto avviene mediante la progressiva costruzione di un rapporto di fiducia e collaborazione nel corso dei colloqui, per consentire a ciascuna persona di far fronte con le proprie stesse risorse, in termini di maggiore consapevolezza su quel che si prova nella relazione con sé e con l’altro, per superare una difficoltà o un momento di disagio, ad esempio in un delicato passaggio della vita.

    La consulenza familiare:

    • è ascolto che accompagna il singolo, la coppia e la famiglia alla scoperta di un nuovo equilibrio, come nel caso di momenti o eventi critici;
    • sostiene nelle diverse fasi del (normale) ciclo di vita familiare, operando nel “QUI E ORA”;
    • lavora sulle normali problematiche della vita quotidiana (e non di patologie psichiche o altre situazioni per cui c’è un rinvio a specifica psicoterapia);
    • ha una durata determinata, solitamente tra i 10 e i 15 incontri al massimo;
    • aiuta ad armonizzare le relazioni nella coppia e nella famiglia;
    • prepara e sostiene alla genitorialità;
    • propone nuove strategie di incontro per genitori e figli;
    • aiuta e sostiene il cambiamento: “Se tu cambi, tutto cambia.”

    Centro d'ascolto San Policarpo Roma Cinecittà stanza per colloqui individuali e di coppia

    Un centro di ascolto per figli e genitori a Roma Cinecittà

    La Consulenza Coniugale e Familiare è un intervento di tipo socio-educativo e non psicologico, che può essere richiesta da un singolo o da una coppia, con o senza figli. Normalmente si svolge prima un incontro conoscitivo del consulente con la coppia e successivamente si può avviare il lavoro anche con la partecipazione dei figli.

    Differenza fra psicoterapia e altre professioni di aiuto basate sull’ascolto

    Il Centro ascolto San Policarpo, a differenza di altri nella zona di Cinecittà e in gran parte dei Consultori familiari del Comune di Roma, in cui l’ascolto delle problematiche vissute dalla persona è consentito solo a psicologi e psicoterapeuti, permette anche ad altre figure professionali di aiuto, come appunto il Counselor e il Consulente Familiare di svolgere colloqui individuali e di coppia.

    Ma che differenza c’è tra la psicoterapia e la “consulenza” offerta da professioni non ordinistiche (ovvero delle quali non esiste un Ordine Professionale), ma regolate in Italia dalla Legge n. 4 del 2013 e coordinate da organismi quali il CoLAP (Coordinamento delle libere associazioni professionali) con Elenco delle Associazioni professionali che rilasciano ai propri iscritti un’Attestazione di Qualità dei servizi resi, ai sensi dell’art. 57 della medesima legge n. 4 del 2013, tenuto dal Ministero dello Sviluppo Economico?

    La differenza, come detto, è che la psicoterapia è un intervento di tipo psicologico, mentre la Consulenza familiare e il Counseling lavorano sul piano socio-educativo.

    In cosa si differenziano uno Psicologo, un Counselor, un Consulente familiare e un Life coach

    Il problema di fondo, probabilmente solo italiano, quando si incontrano professioni come lo Psicologo, il Counselor, il Consulente coniugale e familiare, il Life coach e altre forme di consulenza olistica rivolte tutte alla Persona, è nel forte contrasto o – se vogliamo – conflitto di interessi nonché di “opportunità di lavoro”, nel momento in cui si esce dall’ambito specificamente clinico e si entra in quello delle cosiddette soft skills, la cui acquisizione e maggiore consapevolezza, da parte della persona stessa, può aiutarla a “funzionare in modo più efficace”.

    La differenza tra queste professioni è prima di tutto nei percorsi formativi:

    • per lo Psicologo, Laurea in Psicologia ed eventuale scuola di specializzazione in Psicoterapia, oltre a ulteriori possibili competenze, approcci e tecniche che vanno a caratterizzare il tipo di orientamento solitamente seguito da ciascun professionista (es. psicoanalisi e psicodinamica, psicoterapia cognitivo-comportamentale, sistemico-relazionale, Gestalt, analisi bioenergetica, transazionale, integrata, ecc…)
    • il Consulente Coniugale e Familiare si forma mediante un corso triennale che integra la componente teorica con una ancora più importante di pratica ed esperienza nell’ascolto del gruppo, della coppia e del singolo membro di una famiglia;
    • per il Counseling e il Coaching, essendo invece discipline nate negli USA e ampiamente sviluppate e diversificate in varie parti del mondo, sono invece diversi gli indirizzi e i tipi di corsi, nonché di associazioni che offrono percorsi formativi in Italia e all’estero. In questo caso il focus, più che sulla coppia e sulla famiglia, è sul singolo o su un gruppo (anche in ambienti professionali, nello sport, nella scuola, ecc..).

    Il benessere con se stessi e con gli altri

    Tutti hanno un obiettivo “comune”, che è il miglioramento della relazione con se stessi e con gli altri, al quale puntano queste professioni che nel proprio vocabolario non includono termini quali “paziente”, “diagnosi” e “terapia”, bensì “cliente”, “unicità della persona” (cioè senza classificarla in un profilo) e “relazione d’aiuto”.

    Questo aiuto, è bene chiarirlo, funziona – indipendentemente dal titolo o dalla qualifica del professionista dell’ascolto – nella misura in cui si riesce a essere davvero presenti ed efficaci nel “qui e ora” della relazione e non perché magari si applicano conoscenze apprese in altri momenti e su persone diverse, come può invece avvenire in un “protocollo” terapeutico. Detto in altro modo: l’esperienza e la pratica fanno certamente la differenza, ma insieme a un’altra condizione fondamentale e cioè quella che solo “il modo in cui si è capaci di stare effettivamente con la persona” al momento della consulenza e quindi della relazione che si va a costruire, sarà il fattore decisivo nella riuscita di un determinato obiettivo.

    Ascolto attivo ed empatia: due competenze fondamentali per la comunicazione efficace nella relazione d’aiuto

    La comunicazione è un processo complesso. Questo coinvolge non solo le parole, ma anche il linguaggio del corpo, il tono di voce, le emozioni e i pensieri. Per comunicare in modo efficace, non basta parlare o ascoltare, ma bisogna saper entrare in sintonia con la persona che si ha di fronte. È fondamentale cioè capire il suo punto di vista (sistema di valori e contesto di riferimento), le sue esigenze, bisogni e i suoi sentimenti. Questo richiede due competenze fondamentali: l’ascolto attivo e l’empatia.

    Cosa vuol dire ascolto attivo

    L’ascolto attivo è la capacità di prestare attenzione a ciò che dice l’altro (e anche o forse soprattutto ciò che non dice, ma esprime emotivamente), senza distrarsi, interrompere la comunicazione o giudicare.

    Non giudicare, durante l’ascolto, è un concetto complesso da spiegare e comprendere, perché non si limita al semplice “esprimere un giudizio”, ma anche l’evitare di voler necessariamente incasellare la persona che si ha davanti entro una specifica “tipologia”, proprio per non perdersi la sua unicità, che appunto ne fa sempre un universo da scoprire istante dopo istante, non riconducibile a un modello prestabilito.

    L’ascolto attivo implica dimostrare autentico interesse e curiosità per la diversità dell’altro, porre domande aperte, riassumere e riformulare i messaggi chiave, dare feedback brevi che consentano all’altro di avere costanti conferme di essere stato compreso, e non frainteso. L’ascolto attivo permette cioè di verificare e comprendere passo dopo passo il contenuto e il contesto della comunicazione, confermare la comprensione reciproca ed evitare così fraintendimenti o conflitti.

    Un semplice esempio:

    > Il figlio 13enne torna a casa e urla “Io non voglio più andare a scuola!!”

    Immaginiamo ora le possibili risposte che potrebbero partire da un genitore, in base all’effettiva capacità di ascoltare il figlio e soprattutto saper distinguere tra il “problema” che lo stesso sta portando e quelli che già aveva magari da affrontare prima del suo arrivo.

    > Una risposta basata sull’ascolto attivo potrebbe essere: “Ti sento molto arrabbiato, ti va di raccontare cosa è successo a scuola?”

    Può sembrare quasi scontata, ma non lo è affatto, visto che una risposta di questo tipo mostra una certa capacità di distinguere tra le emozioni che le parole del figlio potrebbero suscitare al genitore e quelle che invece sta provando realmente il figlio in quel momento.

    Cosa vuol dire empatia

    L’empatia è la capacità di saper “mettersi dalla parte dell’altro”, di riconoscere le emozioni che prova, anche se non le esprime necessariamente a parole. Vedere, insomma, le cose dal suo punto di vista (mettendo in stand by il proprio…). Empatia non significa condividere o approvare le opinioni o le scelte dell’altro, ma riconoscere, accogliere e rispettare la sua unicità e diversità. L’empatia implica anche esprimere i propri sentimenti in modo adeguato, usare un linguaggio costruttivo, mostrare in qualche modo un amore per l’altro di tipo quasi evangelico (“Ama il prossimo tuo come te stesso”).

    Carl Rogers, il padre della psicologia umanista, è stato il primo a credere e parlare di “tendenza attualizzante” insita in ogni persona, ovvero una naturale spinta a orientarsi ed evolversi, in modo selettivo e diretto, verso un’attuazione positiva delle proprie potenzialità. L’immagine più utile per chiarire ulteriormente questo concetto è quella di riuscire a vedere sempre nell’altro, anche durante la più complessa e se vogliamo scoraggiante delle situazioni, quella naturale propensione che porta il bambino a provare, dopo tanti tentativi e cadute, ad alzarsi e reggersi e poi camminare da solo sulle sue gambe.

    L’empatia permette di stabilire una relazione di fiducia e di autentica armonia con l’altro, di favorire una sincera collaborazione e cooperazione, grazie alla quale è la persona inizialmente in difficoltà (colei da cui è partita la richiesta d’aiuto) a riprendere potere sulla propria vita e riuscire a portarla avanti con soddisfazione (empowerment).

    Differenza fra intervento psicologico e socio-educativo

    Perché riteniamo importante il valore e il carattere socio-educativo dell’ascolto attivo e dell’empatia, al punto da credere che dovrebbero essere concetti da insegnare e vivere concretamente già sui banchi di scuola e non essere “patrimonio esclusivo” di studi in Psicologia o per altre professioni di aiuto come il Counseling, la Consulenza Coniugale e Familiare, il Life coaching?

    La risposta è proprio nel fatto che queste due condizioni sono indispensabili per migliorare la comunicazione tra le persone in qualunque contesto, rendendola più efficace, quindi meno esposta a malintesi e di conseguenza a scontri più o meno logoranti. In altre parole: non bisognerebbe arrivare alla condizione patologica per iniziare ad “acculturarsi” sul modo più corretto di ascoltare se stessi e gli altri, per poi comunicare più efficacemente e in modo non deleterio!

    In Italia ci sarebbe bisogno di molto più “ascolto” della persona, ma di fatto si è parlato di Bonus psicologico nel 2022 solo in risposta a ulteriori problemi dovuti all’isolamento del periodo pandemico. Come se, in condizioni normali e fuori dai periodi di lockdown, fosse “tutto ok”. Sappiamo invece dalla cronaca che il disagio, sia sociale che psicologico, cresce in modo sempre più evidente. Ma, a dispetto di ciò, cosa succede?

    • Da una parte, per gran parte delle persone, la figura dello psicologo è associata a un disagio psichico vero e proprio, di conseguenza molti stanno anche attenti a far sapere in giro di aver chiesto aiuto a questa figura professionale.
    • Dall’altra è in atto un notevole impegno, da parte degli psicologi, a “riposizionarsi sul mercato” in una modalità meno “clinica” e più orientata ad affrontare i normali problemi quotidiani (relazionali, di coppia, genitori-figli, nella vita professionale), anche in assenza di profili “patologici”.
    • E questa situazione crea inevitabilmente “attriti” fra gli stessi e altri “professionisti dell’ascolto” che invece lavorano esclusivamente sulle “situazioni normali”.
    • In un mondo ideale, ma anche come normalmente avviene in altri Paesi, dovrebbe essere – molto più semplicemente – l’efficacia del professionista a dare “fiducia” al pubblico, esattamente come avviene quando si scelgono tanti altri servizi alla singola persona o al pubblico.

    Cosa fa il Consulente del Centro d’Ascolto San Policarpo a Roma Cinecittà

    Queste le condizioni alla base del nostro Centro d’Ascolto a Roma Cinecittà, per far sì che ascolto attivo ed empatia diventino competenze da poter apprendere e migliorare con la pratica e la riflessione.

    • Un ambiente tranquillo e confortevole per comunicare, evitando qualunque possibile fonte di disturbo o interferenza.
    • Mantenere un contatto visivo con l’interlocutore, assumere una postura aperta e rilassata, usare gesti ed espressioni facciali congruenti con il discorso.
    • Ascoltare con attenzione e sincero interesse, senza interrompere o anticipare le risposte, senza distrarsi con i propri pensieri o pregiudizi.
    • Porre domande aperte e non inquisitorie, che stimolino cioè la riflessione e l’approfondimento, evitando quelle chiuse, oppure suggestive, retoriche o provocatorie.
    • Riassumere e rimandare i punti salienti della comunicazione, verificando sempre la correttezza della comprensione e la completezza delle informazioni ricevute.
    • Dare feedback costruttivi, riconoscendo le risorse e i progressi dell’altro, provando a individuare insieme eventuali aree di miglioramento.
    • Esprimere i propri sentimenti in modo chiaro e sincero, usando la prima persona e il linguaggio del “io”, evitando accuse o critiche.
    • Mostrare empatia e piena comprensione di quanto viene portato, riconoscendo e chiedendo conferma sulle emozioni dell’altro, senza minimizzare o banalizzare in alcun modo le difficoltà o i problemi che vive.
    • Offrire supporto e aiuto, solo se richiesto in modo esplicito, quindi senza imporlo e senza suggerire o addirittura imporre le proprie soluzioni o opinioni.

    Ascolto attivo ed empatia sono due competenze essenziali per la comunicazione efficace presso il Centro d’Ascolto San Policarpo a Roma Cinecittà.

    Riteniamo che possano migliorare la qualità delle relazioni interpersonali, sia a livello personale in famiglia, che con riflessi positivi anche in ambito professionale. Saper ascoltare e saper empatizzare sono due modi per dimostrare rispetto, stima e amore (anche, come detto, in chiave evangelica) verso l’altro, ponendo così solide basi per creare un clima di fiducia e collaborazione soddisfacente per tutti.

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