Insegnare musica dopo aver visto Whiplash…

Insegnare musica: amore, rispetto, ironia, gusto e… rigore

Da oltre 10 anni, tra le varie attività della mia vita, mi trovo anche a insegnare musica a grandi e piccini e un certo numero di indicatori (che non sto qui a sottolineare) mi confermano anche un sicuro apprezzamento per come lo faccio. La visione del film Whiplash, oltre a colpirmi e divertirmi, mi ha suscitato varie sensazioni ed emozioni. Pensavo di tenerle per me, ma probabilmente qualcosa (la provvidenza??) mi suggerisce che forse è il caso di spendere qualche parola in più, a maggior ragione se si pensa a come è trattata in questo momento storico la musica nel nostro “Paese”.

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Whiplash: insegnare musica a livelli estremi…

L’attore (Premio Oscar come non protagonista) che impersona il temuto professor Fletcher, senza dubbio la figura più forte del film, insieme ovviamente al bravissimo protagonista, tranne che per l’esagerata omofobia e lo stile militaresco ben oltre il modello Full Metal Jacket…, mi ha inevitabilmente ricordato la figura di mio zio, bravissimo cantante e sassofonista che ha girato mezzo mondo. Il suo amore per la musica era tale da trasformarsi a volte in violenza verbale e aggressività quasi anche fisica quando si imbatteva nella tipica cialtroneria e approssimazione di MOLTA attività musicale in Italia…

Nunzio Iurilli | raffaelemagrone.itForse a livello spirituale quell’ora e tre quarti al cinema è stata anche un po’ come rivivere il mio complesso rapporto con uno zio che ormai da anni non c’è più, chissà… di certo ne sarà valsa la visione anche per questo.

In Whiplash più di una volta, sia da parte del maestro che… (a tavola con parenti e amici) dell’allievo, si fa riferimento in maniera non banale a Charlie Parker. Il suo destino musicale probabilmente cambiò il giorno in cui – quando ancora non era diventato il mitico Bird – il batterista Philly Joe Jones gli tirò dietro un piatto, perché stava suonando fuori tempo (dopo quell’episodio Parker si chiuse per un anno in casa a studiare e ne uscì poi cambiando per sempre la storia della musica…).

L’importanza di una svolta “nella testa”…

Quello che il film riesce in maniera molto forte a descrivere, e non era certo impresa semplice, è proprio quella complessa carica psichica e quello scatto in avanti nella consapevolezza di ciascuno. Al di là del fatto di imparare o insegnare musica, alla base della scelta di “fare sul serio” qualcosa nella vita. Chiaro: qui il paradosso è evidente, non è che nelle scuole si possa imporre il “metodo Fletcher” – ci mancherebbe altro!! – ma la provocazione, soprattutto per una nazione sempre più molliccia e corrotta come l’Italia, dove tra l’altro le scuole fanno a gara a chi dà i voti più alti o più lauree e diplomi… solo per accaparrarsi più iscritti…, è “ci sarà ancora un altro Bird??”… soprattutto senza il Philly Joe Jones di turno a spingerlo, seppur in modo non tanto ortodosso…, a tornare a casa a studiare ancora?

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